L’uso del gioco di ruolo in solitaria come esperienza di base per una lezione di educazione all’affettività.
Questo documento vuole ripercorrere l’esperienza che una classe di scuola secondaria di secondo grado (= scuola superiore) professionale ha intrapreso per mezzo del gioco di ruolo, impiegato come strumento di roleplay che ha gettato le basi per alcune lezioni di educazione all’affettività. L’attività è valsa anche come esercizio di potenziamento alla scrittura del genere diaristico .
Gli obiettivi di questa attività erano 3:
Attraverso il roleplay gettare le basi per una successiva lezione di educazione all’affettività che partisse da una base comune.
Esercitare la scrittura costante e la narrazione in prima persona / scrittura di diario.
Dimostrare che quello che si fa a scuola non è fine a sè stesso, ma che può avere un uso anche nella vita reale e un impatto sul quotidiano.
Il target di riferimento è una classe seconda di una scuola secondaria di secondo grado professionale a indirizzo alberghiero composta da 22 studenti, maschi e femmine provenienti da contesti socio-culturali disomogenei. All’interno della classe erano presenti studenti di origine stranieri, studenti che hanno adottato l’italiano come seconda lingua, studenti ancora in via di alfabetizzazione, studenti ripetenti.
Nella classe erano presenti anche 3 studenti con PEI, 6 studenti con PDP, di cui 1 per difficoltà linguistiche.
Horse Girl è un journaling game, un gioco di ruolo in solitaria che prevede la stesura di un diario come forma di roleplay. Il gioco rientra tra i giochi di ruolo da tavolo (TTRPG), è masterless e il suo regolamento totalmente narrativo ed essenziale.
Nel gioco, il giocatore interpreta una donna che, dopo aver avuto una vita costellata di fallimenti (lavorativi e relazionali) si ritrova coinvolta in una relazione sentimentale con un uomo facoltoso e generoso, che la porta a vivere nella sua dimora. Quest’uomo, tuttavia, è un chirurgo con l’ambizione di trasformare il corpo della donna (il giocatore) in quello di un cavallo attraverso operazioni, mutilazioni, farmaci. Ogni volta che la donna fa un passo in più nella trasformazione, poi scrive le proprie riflessioni su un diario. Si tratta di un gioco che porta a immedesimarsi in una persona vittima di abusi, costrizioni, trasformazioni dolorose a cui non può opporsi, quindi perfettamente in linea con l’obiettivo della lezione.
Il gioco necessita di: un mazzo di carte da poker, una torre del Jenga, carta e penna.
Google Classroom è la piattaforma che è stata impiegata per raccogliere i testi degli studenti e condividerli con il docente.
Horse Girl così com’è non è pensato per un’attività in classe, quindi sono stati fatti alcuni adattamenti:
Da solitario a lavoro di squadra: la classe è stata divisa in gruppi da 4-5, ciascuna dotata di una sua torre del Jenga e un mazzo di carte da poker.
Alea: l’estrazione delle carte era sotto la supervisione del docente, che grazie al manuale rivelava quale evento corrispondeva la carta.
Diari paralleli: una volta estratta la carta a un gruppo, ne discutevano verbalmente tra loro, commentando cosa accadeva ai loro personaggi. La stesura del diario, però, era individuale.
l’attività di gioco in classe ha avuto una durata di 2 ore e ha coinvolto simultaneamente tutti gli studenti, divisi in gruppi da 4 o da 5. Viste le tematiche delicate, è stata data facoltà agli studenti di organizzarsi autonomamente in gruppi, in modo da poter discutere più liberamente. A questa, è seguita un’altra lezione di 1 ora a distanza di giorni in cui si è svolto un debriefing collettivo.
Gli studenti si sono divisi in gruppi, organizzandosi con banchi e sedie e procurandosi un foglio e una penna. A ciascun gruppo è stata data una torre del Jenga.
Il docente è andato dal gruppo 1, ha fatto estrarre la prima carta, ne ha letto l’esito ad alta voce, quindi ha lasciato che il tavolo ne discutesse prima di iniziare a scrivere. Nel frattempo, il docente si è spostato al gruppo 2 e ha fatto lo stesso, ripetendo l’attività per ogni gruppo. Quando ha finito il giro, ha ricominciato da capo.
Dubbi: nel corso della sessione di gioco sono emerse domande spontanee, quali:
Perchè il mio personaggio non se ne va?
Ma io sono d’accordo con quello che mi sta accadendo?
Tutte queste domande sono state rigirate sul piano del roleplay:
Esatto, perchè il tuo personaggio non se ne va? Cosa la spinge a restare? Riflettici e prova a porti nei suoi panni.
Dato che continua su questa china, è evidente che in parte è d’accordo. La domanda vera è: perché? Ragiona su questo quando scrivi il prossimo passaggio del diario.
Tutti gli studenti hanno scritto il proprio diario in classe. La consegna tramite Google Classroom era facoltativa, sia perchè la correzione non era parte dell’attività, sia perchè il gioco andava a trattare dinamiche particolari e il diario doveva essere strettamente personale.
8 studenti su 22 hanno scelto di inviare i loro diari.
Durante la lezione successiva, della durata di 1 ora, è stato fatto il debriefing sull’esperienza. Il docente ha scritto alla LIM i punti che sono emersi durante il confronto.
In 1 ora sono emersi numerosi spunti di riflessione, interventi interessanti, confronti con il vissuto personale, domande sui rapporti affettivi e sentimentali. Hanno partecipato in egual misura maschi e femmine, studenti di origine italiana e straniera. L’argomento è stato trattato con molta serietà, limitando i commenti privi di empatia. Il fatto che tutti gli studenti avessero vissuto un’esperienza di abuso fittizia li ha messi nella condizione di sapere di cosa si stava parlando.
Gli studenti con PEI o PDP hanno partecipato all’intera attività senza l’intervento diretto degli insegnanti di sostegno (che hanno supervisionato la classe insieme al docente) perchè durante l’attività di roleplay erano già affiancati dai compagni di gruppo in peer tutoring.
La LIM a fine lezione:
Il punto di partenza della discussione si è concentrato sul legame tra affetto e cambiamento personale:
L'illusione del cambiamento: La trasformazione corporea e psicologica viene vissuta inizialmente come una scelta d'amore, ma rivela rapidamente la sua natura traumatica.
Identità e compromesso: Emersa la consapevolezza che "ognuno ha una sua identità" e che "non si cambia solo per piacere".
Paralleli con la realtà: Gli studenti hanno accostato la metamorfosi del gioco a dinamiche reali come la chirurgia estetica estrema o la pressione sociale sul corpo.
Analizzando il comportamento del partnernei diari, la classe ha isolato le tappe dell'escalation del controllo coercitivo:
Gradi di coercizione: Manipolazione -> Ricatto -> Violenza -> Tortura.
La frammentazione del sé: La violenza è stata descritta come un processo che «toglie pezzi di te».
Il punto di rottura: Di fronte alla perdita di pezzi della propria identità, la vittima cerca inizialmente di "resistere in equilibrio", fino a quando la struttura psicologica inevitabilmente crolla.
L'escalation progressiva: "All'inizio si può rimettere 1 pezzo", ma a lungo andare la gestione della situazione "diventa complicata" e irrecuperabile.
Il focus si è spostato sulle conseguenze relazionali e sui meccanismi di attaccamento:
Isolamento sociale: Il processo comporta la progressiva perdita delle relazioni importanti (famiglia, amici, rete sociale).
Affezionarsi all'aggressore: Nonostante il degrado della situazione, il legame persiste. Ci si ritrova ad "affezionarsi al compagno" o a giustificarlo in funzione della tutela della prole.
A conclusione della mappa, la classe ha schematizzato la scissione interiore vissuta dal personaggio tra i bisogni desiderati e la realtà subita:
Ciò che si cerca nella relazione (il bisogno): serenità, protezione, conforto
Ciò che si vive nella realtà (il trauma): angoscia, schifo, ansia, paura (dell'opinione degli altri, del dolore fisico e psicologico, del cambiamento, di morire)
“Prof, visto che ora sono incinta posso chiedere al mio compagno di smettere questi esperimenti su di me finchè non partorisco? Rischia di nuocere al bambino”
Richiesta dello studente B.
L’attività svolta è stata un successo per quelli che erano gli obiettivi che si erano posti.
L’attività è certamente replicabile, vista l’assenza di materiali particolari, ma le tematiche trattate impongono che venga fatta con una classe che ha la maturità per affrontarla.
L’attività di roleplay permette a tutti, indipendentemente che sia maschio o femmina, di immedesimarsi nella situazione e di viverla sulla propria pelle.
L’intera attività ha un impatto esiguo sul monte ore (3h), può essere inserita come attività di Educazione Civica, e può essere oggetto di valutazione mediante apposita verifica scritta (non fatta in questo caso perché ritenuta non necessaria dal docente).
Diario di studentessa A
Settimana 1
Il rapporto con mia madre non è mai stato facile. A volte mi sento triste e a volte felice, perché lei accetta questa relazione e le piace anche. A me però non piace, anche se lo amo tanto.
Settimana 2
Non saprei dirti cosa provo, ma sentire il tonico sulla pelle ed essere spazzolata mi fa sentire triste e arrabbiata; eppure lo amo e non lo lascerei mai. Lui dice che mi fa bene e che lo fa per il mio bene. Però mi sento sporca e non so come andrà a finire.
Settimana 3
Vorrei andarmene, ma lui mi fa sempre cambiare idea e questo mi piace, anche se provo rabbia e tristezza allo stesso tempo. Lo amo, ma non mi piace come si sta comportando.
Settimana 4
Mi piace farlo arrabbiare, ma ho paura che possa reagire male e che la situazione peggiori. Me ne vorrei andare, ma so che si arrabbierebbe molto.
Settimana 5
Non mi piace: mi ha messo una sella, ho male alla schiena e ai fianchi e sto diventando molto muscolosa. Voglio andarmene, ho troppa paura e tanta rabbia in corpo, e soffro per i dolori.
Settimana 6
Mi ha fatto denudare e vagare per le campagne. Vorrei andarmene, ma è come se lui sapesse che non lo farei mai: di questo ho paura, oltre a provare tanta rabbia. Ho freddo ma non posso scappare. Vorrei fuggire prima che faccia qualcosa di brutto e godermi la vita come tutte le altre persone.
Settimana 7
Mi sta facendo pascolare come se fossi già un cavallo, ma io non voglio. Non riesco a mandare giù certe cose e ho tantissima paura: non voglio diventarlo per davvero. Vorrei andarmene ora.
Settimana 8
Non so più che giorno sia: mi sta facendo dormire in piedi, ho tantissima paura e forti dolori muscolari. Non mi sento più umana, mi sembra di essere sempre più un cavallo. Provo paura e rabbia per tutto questo, oltre a una stanchezza enorme. Vorrei solo tornare alla vita di prima.
Settimana 9
Ho preso la decisione di lasciarlo. Ho paura che, quando lo verrà a sapere, mi faccia davvero male o mi faccia qualcos'altro di peggio, ma ci riuscirò.
Settimana 10
Ogni volta che provo a trottare e cado, lui si arrabbia moltissimo; però riesco a galoppare nei campi. Ho paura perché mi fa del male ed è capace di farne ancora di peggio.
Settimana 11
Mi piace il ricordo della mia prima volta, però mi sento triste perché mi ha fatto dubitare tanto di me.
Settimana 12
Non mi piace questa situazione: una notte così non la volevo, ma è successo. Lui mi dice che mi ama tanto e ha giurato che non mi farà del male.
Settimana 13
Mi sta facendo fare una passeggiata. Il cielo è bello e mi trasmette serenità, ma poi torno al presente e mi ritrovo con il morso e le redini. Mi fa schifo tutto questo, non vedo l'ora di andarmene.
Diario di studente B
Settimana 1
Sono incinta, lui è contentissimo e lo sta dicendo a tutti. Io però sono molto preoccupata che voglia far diventare un cavallo anche nostro figlio.
Settimana 2
Lui come padre mi spaventa un po' perché ha la mano pesante, ma nel momento del bisogno c'è sempre stato e sa come mantenerci. Non so come sarà e cosa fare.
Settimana 3
Adesso mi spalma una crema per farmi crescere i peli su tutto il corpo. Questo non mi piace, ma mi ha promesso che, quando saranno cresciuti, mi spazzolerà sempre per farli rimanere morbidi. Non so se scappare sì o no prima che nasca nostro figlio.
Settimana 4
Una sera abbiamo parlato e abbiamo deciso di mettere dei limiti a questa cosa: non faremo più esperimenti finché non nascerà nostro figlio e a lui non faremo tutto questo, perlomeno finché non avrà superato la maggiore età. Questo momento mi ha fatto innamorare ancora di più di lui. Le sue labbra, poi, mi farebbero innamorare ogni volta, mi fanno impazzire.
Settimana 5
Dopo due mesi di stop abbiamo deciso di ricominciare con una nuova pillola, che mi dovrebbe aiutare a mangiare l’erba e vegetali vari. Ho deciso di riprendere perché comunque si tratta di verdure.
Settimana 6
Sto vivendo un brutto periodo perché mi sono ricordata che ho già rovinato tutto una volta: e se lo rifacessi con quello che ho ora? Non so cosa fare. Però, ogni volta che mi tocca o mi accarezza, mi tranquillizza.
Settimana 7
Oggi mi ha portato a fare una passeggiata con le briglie. Subito non ero molto d'accordo, ma dopo un po' mi ha convinto. A me mette sempre più paura. Non so proprio cosa fare, vorrei scappare ma non saprei dove andare... e poi delle sue labbra e dei suoi tocchi non saprei come fare a meno.